Michelino Dilillo breve biografia


Michelino Dilillo nacque a Irsina il 20 giugno 1929.  
All’età di soli 15 anni rimase orfano di entrambi i genitori e fu costretto a interrompere il brillante percorso di studi in quel momento giunto al ginnasio. Fra le dure vicissitudini del dopoguerra riuscì tuttavia a riprendere gli studi conseguendo la Licenza Magistrale e dal 1949 cominciò a insegnare dapprima nelle scuole popolari e infine nelle scuole elementari.
Nell’ardore di quello che oggi chiameremmo volontariato sociale, Michelino dedicò ogni giorno della sua vita all’impegno per una società più giusta, per un mondo migliore, per il riscatto degli ultimi e degli sfruttati, coltivando il sogno socialista di una civiltà senza padroni e senza schiavi, di uomini e donne liberi, istruiti, giusti, colti e solidali. Inseguì questi sogni sempre, agendo di persona e mai prendendo per sé onori, vantaggi, cariche o appannaggi.
A questi valori fu ispirata la sua militanza politica e sindacale e la sua premura professionale di pedagogista.
Nel 1959 donando libri propri, fondò la Biblioteca Comunale di Irsina che diresse – gratuitamente - sino al 1967 mentre l’approfondimento professionale che mai trascurava si manifestava in decine e decine di pubblicazioni su riviste specializzate quali:
Riforma della scuola
I diritti della scuola
Scuola lucana  
sulle quali partecipava ai dibattiti nazionali di quegli anni sugli orientamenti della politica scolastica italiana.
Collaborò a lungo con il periodico fondato da Sacco “Basilicata” con numerosi articoli di analisi storica e sociale.
L’amore per la sua terra e la passione civile e professionale portarono alla pubblicazione di un opuscolo sulle origini e la storia di Irsina intitolato Il nostro paese tra cronaca e storia”, stampato nel 1967 a cura dell’Amministrazione Comunale.
Di lì a poco i risultati di una sua ricerca sulla scuola rurale di Irsina meritarono un importante riconoscimento nazionale da parte della “Alleanza dei contadini” che gli assegnò un premio per le soluzioni concrete da lui esposte, tese ad elevare la capacità didattica nelle scuole rurali, all’epoca molto diffuse. I riconoscimenti furono unanimi da parte della giuria e di intellettuali come Emilio Sereni, Lucio Lombardo Radice e altri che premiarono il suo lavoro “per la compiutezza e profondità dell’analisi”.
Nel 1970 si trasferì con la famiglia a Matera dove continuò a coltivare la sua passione per i libri dirigendo un Centro di Lettura Popolare nel rione Lanera.

L’impegno professionale lo condusse alla segreteria del sindacato scuola della CGIL sino al 1976 quando assunse l’incarico di Direttore Didattico        
Nel 1980 l’Editore Gabrieli di Roma pubblicò “Irsina: credenze, usanze, tradizioni montepelosane”, nel 2014, per il ventennale della scomparsa, rieditato a cura di suo figlio Costantino in una versione ampliata con altri suoi saggi e studi su Irsina.

Nel 1981 la Biblioteca Provinciale “Tommaso Stigliani” di Matera diede alle stampe il saggio “Irsina: vita e scuola in un comune del Mezzogiorno”. Opera ampia e pluripremiata, richiesta da diversi Atenei per studi e ricerche, abbraccia l’arco di tempo dagli inizi del XIX secolo sino al 1960 e analizza gli eventi sociali e gli interventi governativi in materia scolastica, offrendo un’interpretazione degli effetti politico-sociali nel Mezzogiorno d’Italia. L’analisi non ha mai avuto l’intenzione di essere una storia di Irsina, ma nutre l’ambizione maggiore di indicare alla cittadinanza una problematica che ancora oggi va affrontata con consapevolezza e decisione.

Negli anni ’80, Michelino Dilillo continuò il suo impegno come narratore delle cose di Irsina” mentre in campo didattico e sociale, diresse per il Provveditorato agli Studi il comitato antidroga nelle scuole.

Sono rispettivamente del 1986, del 1988 e del 1989 i libri
U’ p’zz’cantò: narrativa montepelosana
Le belle cose quaselle: storie paesane
U’ capasidd’ d’u rèt’ p’a pagghj: vicende e personaggi, storie e storielle di paese e di campagna.

Questi tre libri compongono la rassegna della narrativa montepelosana, raccolgono cioè i fatti che, a Irsina e nei paesi della Basilicata e della Puglia, fra l’800 e il ‘900 si narravano ai bambini ma anche agli adulti.

Una trilogia unica nel panorama letterario italiano, paragonabile solamente alla mitica Enciclopedia della Favola di Gianni Rodari, rimane un’opera irripetibile, che raccoglie favole e tradizionali racconti la cui conoscenza, altrimenti, sarebbe scomparsa col tempo e con l’interruzione della tradizione orale che l’emigrazione determinò in Irsina e in tutto il Mezzogiorno.

Del 1990 è invece il libro “Gravezze”, opera interiore, di sentimenti profondi e umanissimi, in cui “… si svolgono alcune riflessioni, anche se soltanto da un punto di vista letterario e sul piano narrativo, a proposito del sentimento d’amore così come appare concepito e come si configura nell’epoca nostra”.

Michelino Dilillo si spense l’11 gennaio del 1994 a soli 64 anni.

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